Tipi di apparecchi acustici:
come scegliere la soluzione giusta

Destreggiarsi tra le diverse proposte e tipologie di apparecchi acustici può essere complicato. Spesso il primo passo è cercare sul web le migliori proposte o la classifica dei migliori apparecchi, ma non esiste un apparecchio acustico migliore in assoluto: esiste quello più adatto al proprio udito, alle proprie esigenze e alle situazioni di ascolto quotidiane. 

Con gli apparecchi acustici, però, quella classifica non esiste, e non perché nessuno l’abbia ancora scritta. Non esiste perché il “migliore” cambia da persona a persona: dipende dal tuo udito, dalla forma del tuo orecchio, dalle giornate che fai. Quello che puoi fare, e che serve molto di più, è capire come funziona l’abbinamento tra te e la soluzione giusta

Perché la "classifica dei migliori apparecchi acustici" non esiste

Chiedere qual è il miglior apparecchio acustico è un po’ come chiedere qual è la migliore scarpa da corsa senza dire che numero porti, quanti chilometri fai alla settimana e su quale terreno corri. La domanda è legittima, ma mancano tutte quelle informazioni necessarie per rispondere adeguatamente. 
Un apparecchio acustico non è un prodotto di elettronica di consumo: è un dispositivo medico che viene programmato sul tuo profilo uditivo erealizzato su misura sulla forma del tuo condotto. Due persone con lo stesso audiogramma possono trovarsi bene con due soluzioni completamente diverse, perché una passa le giornate in un ufficio open space e l’altra in campagna, perché una ha un condotto uditivo stretto e l’altra no, perché una vuole qualcosa di invisibile e l’altra vuole poter alzare il volume con un dito.
Le classifiche che trovi online, nella migliore delle ipotesi, ordinano marchi e fasce di prezzo. Sono uno spunto, non una risposta. La risposta arriva quando qualcuno misura il tuo udito e ti fa le domande giuste. Il punto è questo: invece di cercare il prodotto migliore, conviene capire come si costruisce l’abbinamento migliore. Partiamo dalla mappa

I tipi di apparecchi acustici, spiegati in modo semplice

Gli apparecchi acustici si distinguono in diverse tipologie:

  • retroauricolari, 
  • endoauricolari,
  • soluzioni a uso continuativo,
  • occhiali acustici,
  • apparecchi acustici per bambini 

Ogni tipologia presenta caratteristiche diverse in termini di dimensioni, discrezione, potenza, autonomia e modalità di utilizzo. La scelta dipende dal grado e dal tipo di perdita uditiva, dalla conformazione dell’orecchio, dalle esigenze quotidiane e dalle situazioni di ascolto in cui l’apparecchio verrà utilizzato. Vediamo nel dettaglio le alternative sul mercato:

Retroauricolari (BTE): i classici che coprono tutto

Si appoggiano dietro il padiglione e portano il suono nel condotto attraverso un tubicino collegato a un auricolare su misura. Avendo più spazio interno, sono gli unici che possono gestire qualunque grado di ipoacusia, anche le perdite gravi e profonde. Sono anche i più semplici da manipolare, un vantaggio concreto per chi ha poca sensibilità nelle dita. Nella sezione apparecchi retroauricolari, ti spieghiamo tutto in modo approfondito

Endoauricolari (ITE, ITC, CIC, IIC): la discrezione costruita su misura

Stanno dentro l’orecchio e vengono realizzati sul calco del tuo condotto. Cambiano soprattutto per profondità e dimensione: dai modelli che occupano la conca, più facili da maneggiare e da dotare di comandi, fino ai più piccoli che si inseriscono in profondità e dall’esterno quasi non si vedono. La regola generale è che più si rimpicciolisce, più si riducono potenza, autonomia e funzioni disponibili: per questo i modelli più minuti si adattano bene a perdite lievi e moderate. Anche qui la tecnologia corre: esistono ormai endoauricolari ricaricabili e connessi, come Zeal NXT.

Apparecchi a uso continuativo: invisibili 24 ore su 24

Lyric è l’unico apparecchio al mondo completamente invisibile quando indossato. Funziona con una logica diversa da tutte le altre: viene posizionato in profondità nel condotto dall’audioprotesista e si porta ininterrottamente per settimane, anche di notte e sotto la doccia, senza mai toglierlo né ricaricarlo. Non è per tutti: servono un’anatomia compatibile e una perdita uditiva entro certi limiti, ma per chi cerca l’invisibilità totale e zero gestione quotidiana è una categoria a sé.

Occhiali acustici: quando l'apparecchio non sembra un apparecchio

Sono occhiali da vista con tecnologia uditiva integrata nelle aste, pensati per perdite da lievi a moderate. Per chi porta già gli occhiali tutto il giorno e vive con disagio l’idea del “dispositivo”, possono essere il primo passo che altrimenti non farebbe. Ne parliamo negli occhiali per sentire meglio.

Le soluzioni per i bambini

Per i più piccoli cambiano i criteri: contano la robustezza, la sicurezza, la crescita dell’orecchio che impone rifacimenti periodici della chiocciola e la compatibilità con i sistemi di ascolto in classe. È un percorso a sé, che trovi negli apparecchi acustici per bambini.

C’è poi una scelta trasversale a quasi tutte queste famiglie: batteria tradizionale o ricaricabile. Non è un dettaglio secondario, e dipende più dalle tue abitudini che dalla tecnologia, ne abbiamo parlato in batteria normale o ricaricabile.

Diversi modelli di apparecchi acustici e soluzioni per l’udito Zelger.

Come scegliere un apparecchio acustico: 5 fattori da considerare

Quando un audioprotesista valuta quale soluzione proporti, sta mettendo insieme cinque informazioni. Vale la pena conoscerle: ti aiutano ad arrivare preparato e a capire il perché di ogni proposta.

1. Il tuo audiogramma, non solo "quanto" ma "come" senti.

Conta il grado della perdita, ma conta ancora di più la sua forma: quali frequenze hai perso e quali hai conservato. Due perdite della stessa entità, una sulle acute e una distribuita, richiedono amplificazioni diverse. E se il problema principale è capire le parole più che sentire i suoni, cambia ancora l’approccio.

2. L'anatomia del tuo orecchio.

La larghezza e la curvatura del condotto, la conformazione della conca, la tendenza a produrre cerume: sono questi dettagli a escludere certi modelli e a renderne altri perfetti. Alcune persone non possono portare un endoauricolare profondo semplicemente perché il loro condotto non lo consente.

3. Le mani, la vista, la quotidianità pratica.

Un apparecchio bellissimo che non riesci a inserire da solo, o di cui non riesci a cambiare la batteria, è un apparecchio che finisce nel cassetto. Destrezza manuale, vista, presenza di un familiare che può dare una mano: sono criteri tecnici a tutti gli effetti.

4. Le situazioni di ascolto che contano per te.

Non “in generale”, ma proprio le tue: la cena di famiglia con otto persone che parlano insieme, le riunioni in videocall, la messa, il telefono con i nipoti. Ogni situazione mette alla prova funzioni diverse del dispositivo, dalla direzionalità dei microfoni alla connessione Bluetooth.

5. Preferenze, estetica e budget.

La discrezione conta, e non è vanità: è ciò che determina se indosserai l’apparecchio ogni giorno. Lo stesso vale per il budget, che va pari passo con detrazioni e contributi e alla durata reale del dispositivo, come spieghiamo nella pagina su prezzi e costi

Nessuna di queste variabili, da sola, decide. È il loro incrocio a restringere il campo e in genere lo restringe parecchio.

Apparecchi acustici economici o premium: cosa cambia davvero?

Qui si concentra buona parte della confusione, perché la differenza non è “sento di più”. Un apparecchio di fascia alta non amplifica meglio: elabora più cose contemporaneamente e più in fretta. Separa una voce dal brusio, segue il tuo interlocutore mentre si sposta, gestisce ambienti che cambiano in continuazione.
Da qui una conseguenza pratica: la fascia giusta non dipende dal budget che hai, ma da quanto è complessa la tua vita acustica. Chi passa le giornate in ambienti tranquilli e parla con una persona alla volta può ottenere risultati eccellenti con una fascia intermedia. Chi lavora a contatto con il pubblico o ha una vita sociale intensa userà davvero le funzioni avanzate. Spendere di più per potenza che non utilizzerai non migliora il tuo ascolto, e negli ultimi anni molte funzioni un tempo esclusive sono arrivate anche nelle fasce di ingresso, come raccontiamo in tecnologie premium nella fascia essential.

Lo stesso apparecchio, due persone, due risultati

C’è un dato che nessuna classifica può catturare: gran parte della qualità dell’ascolto non sta nel dispositivo, ma nella sua regolazione. Lo stesso modello, montato su due persone e programmato allo stesso modo, dà risultati molto diversi. Programmato bene su ciascuna, dà risultati molto diversi da sé stesso.
Adattare un apparecchio significa impostare le curve di amplificazione sul tuo audiogramma, verificare come reagisci ai suoni reali, creare programmi per le tue situazioni difficili, correggere nelle settimane successive quello che nella pratica non funziona. È il lavoro dell’audioprotesista e prosegue nel tempo, oggi anche a distanza, con il remote fitting.
Ecco perché la domanda “quale apparecchio comprare” è meno importante della domanda “chi mi seguirà dopo“. Non basta scegliere il dispositivo: conta come viene adattato, regolato e seguito nel tempo.

La vera prova del nove: provarli nella tua vita

Nessuna recensione riuscirà a comunicare con precisione l’esito dell’esperienza che si potrebbe avere. Solo indossare l’apparecchio nel corso della quotidianità è il vero strumento di confronto: a casa, al lavoro, durante una conversazione o in un ambiente più rumoroso.
I
n Zelger la scelta dell’apparecchio acustico comprende un percorso di prova, regolazione e accompagnamento personalizzato. L’audioprotesista segue ogni persona durante l’utilizzo, verifica il funzionamento e interviene con gli adattamenti necessari in base alle esigenze che emergono nel tempo. 
Se dopo qualche settimana qualcosa non torna, si regola o si cambia strada. È normale: anche il cervello ha bisogno di tempo per riabituarsi, come raccontiamo nell’articolo sull’allenamento uditivo.

Domande frequenti

Le famiglie principali sono i retroauricolari (compresi i RIC, con ricevitore nel condotto) e gli endoauricolari, realizzati su misura in diverse dimensioni. A queste si aggiungono i dispositivi a uso continuativo come Lyric, gli occhiali acustici, i sistemi CROS e BiCROS per la sordità monolaterale e le soluzioni dedicate ai bambini.

No, non in senso utile. Gli apparecchi acustici sono dispositivi medici personalizzati: il modello che funziona benissimo per una persona può essere inadatto a un’altra con lo stesso livello di perdita uditiva. Al posto della classifica serve una valutazione del tuo udito e delle tue esigenze quotidiane.

I retroauricolari stanno dietro l’orecchio, coprono tutti i gradi di ipoacusia e sono più facili da maneggiare. Gli endoauricolari stanno dentro l’orecchio, sono costruiti sul calco del tuo condotto e risultano più discreti, ma con l’aumentare della discrezione si riducono potenza, autonomia e funzioni disponibili.

Non automaticamente. Le fasce alte elaborano più segnali contemporaneamente e gestiscono meglio gli ambienti rumorosi e mutevoli: sono un vantaggio reale per chi vive spesso quelle situazioni, meno decisivo per chi ascolta soprattutto in contesti tranquilli. La fascia giusta è quella che corrisponde alla tua vita acustica.

Condividi su

CONTATTACI! Ti richiamiamo al più presto!