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Perdita uditiva e Alzheimer

Su questo tema si è incentrato un convegno organizzato da Zelger esperti dell'udito per i professionisti del settore che ha destato grande interesse. Non ha caso: Le persone con ipoacusia grave si ammalano cinque volte più frequentemente di morbo di Alzheimer.
La perdita uditiva aumenta il rischio di Alzheimer
Il morbo di Alzheimer è stato definito la nuova epidemia del secolo. Indipendente dagli altri fattori di rischio ormai noti, è stata confermata, soprattutto negli ultimi anni, la stretta correlazione che collega il calo uditivo con il decadimento delle funzioni cognitive. È ormai dimostrato con certezza che le persone con ipoacusia grave si ammalano cinque volte più frequentemente di morbo di Alzheimer. Il 24 settembre presso la Camera di commercio di Bolzano si è tenuto il convegno „Declino cognitivo, perdita dell’udito e trattamento protesico”, organizzato da Zelger esperti dell’udito per i professionisti del settore che si sono presentati numerosi. „Desideravamo fortemente organizzare una giornata con delle tematiche di interesse sempre crescente e abbiamo l’onore di avere qui illustri relatori internazionali, oltre a Rolando Füstös come responsabile scientifico“, così le parole introduttive di Roland Zelger.

In crescita il numero di persone con disturbi uditivi
Rolando Füstös, ex primario di otorinolaringoiatria presso l’ospedale San Maurizio di Bolzano e rinomato esperto di disturbi dell’udito, ha delineato la situazione attuale: „In Italia si stima che le persone affette da perdita uditiva siano circa 7 milioni. In Alto Adige circa 1/3 della popolazione soffre di disturbi uditivi e di questi oltre la metà è affetta anche da acufeni”, ha spiegato Füstös. „L’invecchiamento della popolazione comporta inevitabilmente un aumento delle sordità, diagnosticata come 'presbiacusia', ovvero la naturale perdita di sensibilità alle frequenze più acute dei suoni udibili, ed è soprattutto questo gruppo di persone che maggiormente beneficia degli apparecchi acustici”.
Ma è in aumento anche il numero di persone affette da morbo di Alzheimer, come ha sottolineato il responsabile dell’unità operativa gestione demenze presso l’Azienda ospedaliera-universitaria di Parma, Paolo Caffarra. Se nel 2015 i casi di demenza in tutto il mondo furono 46,8 milioni, si stima che nel 2030 i casi di demenza saranno 74,7 milioni. Ogni anno vengono registrati 9,9 milioni di casi di demenza a livello globale, uno ogni 3,2 secondi.

Il ruolo degli apparecchi acustici nella prevenzione
La ricerca audiologica è volta a comprendere meglio i processi inerenti il sentire e il ruolo che giocano i disturbi uditivi, anche a livello neurale. Con delle metodologie specifiche si studiano le attività neurali che si innescano mentre udiamo e distinguiamo le parole dagli altri suoni, con lo scopo di ottimizzare le tecnologie uditive e incrementare i benefici per i portatori di apparecchi acustici. Numerose ricerche recenti confermano che portare gli apparecchi acustici aiuta a prevenire la demenza senile, permettendo a chi ha problemi uditivi l'accesso a un ricco mondo di suoni che fornisce impulsi importanti per allenare la mente e supportando il cervello nell’elaborazione dei suoni. Chi porta apparecchi acustici, quindi, riduce lo sforzo che il cervello deve fare per sentire e capire, capacità che in persono con deficit uditivo vengono a mancare per lo svolgimento di altri processi cerebrali.

Minor sforzo nell’ascolto
I risultati scientifici più recenti a questo riguardo sono stati presentati dalla ricercatrice Adriana Zekveld del centro universitario di medicina di Amsterdam. Oggetto del suo studio è la pupillometria, un metodo per misurare lo sforzo del cervello durante l’elaborazione del suono, che, come rilevano i suoi studi, è stato ridotto in persone che portavano i nuovi apparecchi acustici “OPN” rispetto a persone ipoacusici che non portavano ausili uditivi.
Eline Borch Petersen del centro di ricerca Eriksholm in Danimarca ha fornito un approfondimento delle sue ricerche nell’ambito dei processi neurali che si innescano durante l’attività del sentire e vengono registrati mediante elettroencefalografia (EEG). I risultati serviranno in futuro allo sviluppo di apparecchi acustici che potranno dare il massimo supporto al cervello. 
Thomas Behrens, direttore del centro di ricerca audiologica presso Oticon, fornitore di punta di apparecchi acustici, e Massimiliano Dotti di Oticon Italia, hanno fornito un approfondimento su delle specifiche tecnologie uditive che supportano il cervello nell’elaborazione dei segnali acustici e del parlato. A seguire, il responsabile scientifico di Zelger, Daniele Tregnaghi, ha presentato esempi per l'adattamento degli apparecchi acustici alle esigenze personali. Durante il brunch conclusivo i partecipanti hanno avuto modo di scambiarsi pareri.

 
 
 
 
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